Ore 6.35.
Un orario sospeso tra sogno e realtà, quel momento fragile in cui il cervello sta ancora contrattando con il corpo per altri dieci minuti di pace. I rumori del mondo sono ovattati, gli uccellini – quei tre superstiti della zona – stanno ancora cercando di capire perché si sono svegliati così presto, e io sto lì, avvolto nelle coperte, in quel limbo meraviglioso in cui il mondo non è ancora pronto a rovinarti la giornata.
E invece no.
No, perché nel mio condominio la pace non è contemplata.
Nel mio condominio esiste lei.
Alle 6.35 la mia vicina psicopatica – e fidatevi, non uso questo termine alla leggera – decide che il mondo deve sapere che è viva, sveglia, attiva e soprattutto… dotata di corda vocale e aspirapolvere.
Comincia a cantare. Non una canzoncina canticchiata piano, no.
Canta come se fosse sul palco del Teatro alla Scala a fare un provino per il ruolo principale dell’opera “Pulizie Assurde all’Alba”.
E mentre canta, passa l’aspirapolvere.
E mentre passa l’aspirapolvere, gira su se stessa, si muove, trascina cose, sbatte, trascina, solleva, riposiziona.
Sanda
Andrei staccarle il contatore della corrente. Al solito sono esterni. Aspetterei che scende e le direi che lo stacco ogni volta che le i inizia fare il casino prima delle x ore. Al costo di arredarmi un angolo lettura li dai contatori, per passare il tempo.