L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

L’ascensore

Ma secondo voi, di che malattia soffre una ragazzina che prende l’ascensore, sale al suo secondo piano, e poi — con la precisione di un villain della Marvel — manda l’ascensore vuoto all’ultimo piano, sapendo perfettamente che io ero giù, in attesa, con le buste della spesa e la pazienza ormai ai titoli di coda?

Cioè, non un gesto distratto, non un tocco casuale.
Un’azione pianificata, lenta, consapevole.
La vedi premere quel pulsante del settimo piano con quella calma glaciale, come se stesse attivando un ordigno.
Poi esce dall’ascensore, si gira, ti guarda (perché sì, lo sa), e ti lascia lì, al piano terra, a fissare le porte che si chiudono come in un film muto degli anni ‘30.

Ora, io lo so che per regolamento condominiale non possiamo condividere l’ascensore tra nuclei familiari diversi.
Va bene. Lo rispetto.
Non ho mai preteso che mi facesse posto, né che mi rimandasse l’ascensore con un inchino e un fiocco rosso.
Ma dal secondo piano — che sono, letteralmente, due rampe — mandarlo fino al settimo, che nemmeno ci abita nessuno, mi pare una bastardata di livello olimpionico.

Ecco un altro VDI:   I bui

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