Una grande passione della “signora yoga” (oltre ai mandala e ai miei pigiami/calzini sequestrati) è allattare la figlia ormai treenne seduta per terra davanti alla mia porta.
Non è tanto un gesto materno quanto una strategia da guerriglia condominiale: un vero appostamento tattico.
La bambina non vuole latte: vuole i miei gatti.
Dal momento che io non la invito spontaneamente, la madre ha escogitato la tecnica del “finto allattamento imboscata”. Lei si piazza, incrocia le gambe in posizione loto, tira fuori il necessario e aspetta. Appena io apro uno spiraglio, la figlia – nutrita a proteine turbo – si infila in casa come un proiettile. È più rapida dei miei stessi gatti, che pure hanno affinato anni di esperienza nella fuga.
Una volta dentro, parte la caccia grossa: la bambina urla “Irene miao miao!!!”, saltando sui divani, sotto i tavoli, persino dentro la cesta della biancheria, mentre i felini fuggono traumatizzati e mio marito, sbiancato, si rinchiude nello studio pregando che non varchino quella soglia.
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