L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

L’apocalisse al piano di sopra

Tempo fa avevo già raccontato della mia vicina del piano di sopra, quella di cui non conosco nemmeno bene la faccia ma conosco perfettamente il rumore dei tacchi sul pavimento, del trapano alle sette del mattino e della musica sparata la sera con l’entusiasmo di chi evidentemente pensa di vivere da sola in mezzo ai boschi e non dentro un palazzo pieno di esseri umani.

Io ormai avevo accettato l’idea di abitare sotto una persona completamente fuori fase col concetto di convivenza civile, una di quelle convinte che le dieci di sera siano un orario perfettamente ragionevole per trasformare il proprio appartamento in una discoteca privata.

Poi però ieri sera ho scoperto una cosa ancora più inquietante.

La matta non è una.

Sono tre.

Era domenica sera, in Svizzera, che teoricamente dovrebbe essere il regno del silenzio assoluto, il giorno in cui se starnutisci troppo forte probabilmente qualcuno chiama direttamente la polizia cantonale.

Ecco un altro VDI:   La vendetta bagnata

Io ero sul divano che cercavo semplicemente di guardarmi un film in pace dopo una settimana infinita, finalmente rilassata, copertina addosso e cervello spento.

Ore 21 precise.

Parte la musica.

Puntuale come una tassa.

Talmente alta che nel giro di pochi minuti della televisione io ormai riuscivo a seguire praticamente solo il movimento delle labbra degli attori.

A quel punto mi alzo, già esasperata ma ancora civile, e decido di salire sopra pronta a fare la persona educata, quella che bussa gentilmente e chiede semplicemente di abbassare un po’ il volume.

Arrivo sul pianerottolo e lì sinceramente il cervello mi si spegne.

Perché delle tre porte presenti sul piano, due stavano letteralmente sparando musica a volume assurdo.

Da una parte Mozart, musica classica a piena potenza come se stessero dirigendo un’orchestra dentro il salotto.

Dall’altra rock pesante, chitarre elettriche e batteria che sembravano uscire direttamente dalle viscere dell’inferno.

Io ferma in mezzo al pianerottolo completamente interdetta, incapace perfino di capire a quale porta bussare per prima.

Lascia una risposta