L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Da che pulpito

Abito in un condominio abbastanza particolare, una specie di microcosmo urbano dove il concetto di “regola” è più un suggerimento che una certezza. C’è una buona percentuale di inquilini che subaffittano a iosa, spesso senza troppe domande o risposte; poi ci sono i proprietari morosi cronici, quelli che riescono nell’impresa di non pagare nulla da anni ma che partecipano puntualmente alle assemblee per protestare contro tutto; e infine c’è l’appartamento occupato abusivamente, presenza fissa e immutabile, ormai parte dell’arredamento condominiale quanto le piante finte nell’androne.

In questo contesto già surreale, la mia vicina di casa emerge come una figura quasi mitologica. Non so bene quando abbia deciso di assumere il ruolo di guardiana dei consumi altrui, ma so che, a un certo punto, ha iniziato a contare le mie lavatrici settimanali. Letteralmente. Le sentivo partire, le annotava mentalmente, forse su un taccuino invisibile, come un revisore dei conti ossessionato dal ciclo centrifuga.

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