L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

L’accumulatrice

Quando la gente si lamenta dei vicini rumorosi io penso sempre che magari fosse solo quello il problema.
Perché il rumore, dopo un po’, lo odi sì, ma quasi ci fai l’abitudine.
Noi invece viviamo da dieci anni in una situazione che non riesco neanche a spiegare bene senza sembrare cattiva.
E la cosa peggiore è che loro non sono persone cattive.
Viviamo in un condominio minuscolo, tre famiglie in tutto.
Noi sopra, loro sotto.
Quando si sono trasferiti sembravano la classica famiglia tranquilla. Educati, gentili, sempre sorridenti.
Mia madre era contentissima, perché aveva paura arrivasse qualche famiglia casinara.
Magari fosse stata solo casinara.
Il problema è iniziato piano.
Prima i balconi.
Un sacchetto lasciato fuori, poi uno scatolone, poi sedie vecchie, bottiglie, sacchi.
Nel giro di pochi mesi il balcone sembrava il retro di un mercatino dopo una tempesta.
Però ancora uno pensa:
vabbè, saranno disordinati.
Poi è arrivato l’odore.
Quello non lo dimentico.
All’inizio leggero, tipo umido chiuso.
Poi sempre più forte.
Adesso ci sono giorni in cui apro la porta di casa e mi arriva addosso una botta di puzza calda che sembra uscire direttamente dalle scale.
Muffa, terra bagnata, animali, chiuso, roba vecchia.
Un odore che si attacca addosso.
La cosa assurda è che noi il nostro pezzo di scala lo puliamo continuamente.
Loro no.
E purtroppo, per arrivare a casa, dobbiamo passare per forza davanti al loro piano.
A volte il pavimento è talmente sporco che le scarpe fanno rumore quando cammini.
Quel:
ciac, ciac.
Una volta mia madre ha detto:
“Ho paura di prendermi qualche malattia qua dentro.”
E la capivo perfettamente.
Per anni abbiamo provato ad aiutarli senza ferirli, con calma, con educazione.
Mio padre addirittura lavava pure il loro pianerottolo.
Due giorni dopo era di nuovo identico.
Come se lo sporco si ricreasse da solo.

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