L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Quattro Minuti

Il bello è che fino a un certo punto andava tutto normale.
Normale davvero.
Io, mio padre, il cane. Fine.
Un cane normalissimo, non uno di quelli impazziti che ululano dodici ore al giorno come se stessero evocando Satana nel corridoio condominiale. Un meticcio tranquillo, coccolone, che faceva la vita da cane normale, mangiava, dormiva, rompeva le scatole ai piccioni dal balcone e ogni tanto abbaiava quando rimaneva solo.
E sinceramente credevo fosse una situazione gestibile da esseri umani adulti.
Poi è arrivata LEI.
La VDI del piano.
Quella che apriva la porta senza salutare, quella che spiava dallo spioncino appena sentiva l’ascensore fermarsi, quella che sembrava vivere in stato di allerta permanente tipo sentinella NATO.
All’inizio niente problemi.
“Che bel cane.”
“Come si chiama?”
“Ma quanti anni ha?”
Tutto tranquillo.
Poi nasce la seconda figlia.
E improvvisamente il mio cane diventa il principale problema sociale del palazzo.
Ogni singola volta che io o mio padre rientravamo a casa lei compariva.
Non scherzo, sembrava evocata.
Aprivo il cancelletto:
TAC.
Porta aperta.
“Guardi che il cane ha abbaiato.”
Ascensore:
TAC.
“Non ha fatto dormire la bambina.”
Scale:
TAC.
“Così non si può andare avanti.”
Una persecuzione continua.
E io, che già di mio odio dare fastidio agli altri, ho iniziato a viverla malissimo.
Prima di uscire controllavo tutto.
Passeggiata lunga.
Acqua fresca.
Giochi.
Biscottini.
Televisione accesa piano.
Finestra socchiusa.
Sembrava che stessi preparando un bambino piccolo per affrontare un trauma psicologico.
E comunque lei aveva sempre qualcosa da dire.
“Ha abbaiato tantissimo.”
“È stato impossibile.”
“La bambina si è svegliata.”
Sempre.
Sempre.
Sempre.

Ecco un altro VDI:   L'ANTENNA 7G

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