È come vivere con una telecamera umana puntata addosso.
Sempre accesa.
Sempre pronta a commentare.
Oggi ho sentito il limite avvicinarsi, quello vero.
Quello oltre il quale non sarei stata più capace di stare zitta.
Le parole mi sono arrivate fino alla punta della lingua, pesanti, affilate, pronte a uscire.
Se avessi risposto come volevo… credo l’intero condominio avrebbe avuto materiale per settimane.
Ma ho ingoiato tutto.
Un’altra volta.
Ho cercato di essere gentile. Poi ho provato a ignorarla.
Ma come si ignora qualcuno che aspetta esattamente il momento in cui tu apri la porta?
Qualcuno che fa la guardia al pianerottolo come se fossi un fenomeno da controllare?
Adesso sono nella mia stanza, la musica bassa, le luci soffuse, e ancora la sento nella testa.
E mi chiedo: ma fino a quando?
Fino a quando devo programmare la mia vita in base ai suoi orari, ai suoi scatti d’ira, ai suoi commenti velenosi?
Fino a quando devo aspettare che lei “vada via” — in cortile, a fare la spesa, a fare qualunque cosa — per poter vivere una vita normale?
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