Abito in un grosso condominio con parcheggio affacciato su una via principale di un capoluogo di provincia. Una di quelle strade sempre vive, sempre trafficate, dove basta poco per creare il caos.
Il vicino in questione abita sopra di me. Ultrananovantenne. Autonomo… diciamo il minimo indispensabile. E già qui uno inizierebbe a farsi qualche domanda.
Sordo, testardo come pochi e completamente impermeabile a qualsiasi tentativo di dialogo, ha delle abitudini che definire problematiche è poco. Telefonate a volume massimo all’una di notte, come se fosse pieno giorno. Monologhi urlati, litigi immaginari con interlocutori che esistono solo nella sua testa. E poi rumori strani, trascinamenti, colpi… ogni volta che si muove sembra stia smontando casa.
E fin qui, uno si dice: ok, è anziano, portiamo pazienza.
Il problema vero è un altro.
Un anno fa gli è stata ritirata la patente. Fine. Stop. In teoria.
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