Da una settimana, alle quattro di notte, la cascina si trasforma in un concerto per vitelli, allevatori, camionisti, cani e bambini insonni.
Abitiamo a meno di trenta metri da tre stalle nelle quali vengono allevati dei vitelli. So perfettamente di aver scelto una casa in campagna e non mi aspetto il silenzio assoluto di un monastero abbandonato. Gli animali fanno rumore, i trattori lavorano e un’attività agricola non può seguire gli stessi ritmi di un appartamento in centro.
Il problema è che da una settimana i vitelli vengono caricati sui camion alle tre o alle quattro del mattino.
Comincia tutto con il rumore del mezzo che arriva, poi partono le voci. L’autista urla all’allevatore, l’allevatore urla all’autista e insieme urlano per spostare gli animali. I vitelli, comprensibilmente spaventati e infastiditi, cominciano a muggire con tutta la forza che hanno.
A quel punto si svegliano anche i cani del vicino, che iniziano ad abbaiare come se la cascina fosse sotto attacco.
Infine si sveglia mio figlio di due anni, affettuosamente conosciuto durante quelle ore come la piccola bestia di Satana. Si alza urlando e, una volta sveglio, non c’è più modo di farlo riaddormentare.
Così, dalle quattro alle sei del mattino, restiamo tutti svegli ad ascoltare il caricamento dei vitelli e le sue conseguenze.
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