Abito in una piccola palazzina di due piani dove siamo soltanto tre condomini e fino a poco tempo fa riuscivamo tutti più o meno a convivere senza grandi drammi.
L’inquilino del piano terra è un meccanico che ha l’officina sul lato opposto della strada e che usa il suo appartamento praticamente come ufficio personale, mentre tutta la corte collegata alla casa è diventata nel tempo una specie di deposito pieno di materiale da lavoro.
In realtà nessuno gli aveva mai detto nulla, anche perché ognuno si faceva abbastanza gli affari propri e finché il caos rimaneva confinato nei suoi spazi si lasciava correre.
Poi una domenica torno a casa e sento una puzza di benzina talmente forte che sembrava di essere entrati direttamente dentro un distributore.
Lo chiamo subito per avvisarlo e lui arriva tranquillissimo dicendomi che non era niente di grave, solo qualche cencio sporco dimenticato nell’ufficio.
Peccato che quella puzza nei giorni successivi invece di sparire aumentasse sempre di più, fino al punto che la domenica dopo ormai arrivava chiaramente persino al secondo piano.
A quel punto provo di nuovo a chiamarlo, ma non risponde.
Aspetto un po’, provo a cercarlo, niente.
E sinceramente lì ho iniziato a preoccuparmi sul serio, perché vivere sopra un appartamento che sa costantemente di benzina non è esattamente rilassante.
Così alla fine chiamo i pompieri.
Arrivano, sentono immediatamente l’odore e decidono di buttare giù la porta dell’appartamento.
Dentro trovano decine di taniche da dieci litri piene di benzina.
Dentro casa.
In un condominio.
La parte surreale è arrivata poco dopo, quando il meccanico si è presentato furioso non tanto per la situazione, ma con me e con i pompieri, sostenendo che quelle taniche gli servivano per lavoro e che io avrei dovuto persino ripagargli la porta abbattuta durante l’intervento.
I vigili urbani però, quando gli hanno fatto la multa, non sembravano esattamente d’accordo con la sua interpretazione della faccenda.
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