I miei vicini odiosi hanno un cognome quasi identico al mio e a quello del mio compagno. Non “uguale”, non abbastanza da sembrare un errore grottesco, ma abbastanza simile da creare confusione continua. Una di quelle variazioni minime che se le leggi di fretta dici: vabbè, sono loro.
Il dettaglio che rende tutto più grottesco è che vivo in Germania e gli unici due cognomi italiani dell’intero palazzo sono i nostri e i loro. Tutti gli altri nomi sono tedeschi, lunghi, pieni di consonanti e impronunciabili. Noi no. Noi siamo facili. Noi siamo quelli italiani. E quindi, inevitabilmente, per i postini siamo praticamente intercambiabili.
Per anni la cosa ha funzionato. La posta ogni tanto finiva nella cassetta sbagliata, ma pazienza. Ci si vedeva, ci si scambiava le lettere. “Ah guarda, è tua.” “Sì, grazie.” Normale amministrazione condominiale.
Questo lo so per certo perché fino all’anno scorso avevamo rapporti. Non dico amichevoli, ma civili. Cordiali. Funzionali.
Poi c’è stata la lite.
Una lite vera. Accesa. Di quelle che non si risolvono con il silenzio di due giorni. Una di quelle che cambiano per sempre il modo in cui una porta si chiude, uno sguardo si abbassa, un saluto non arriva.
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