Salii e cominciai a suonare insistentemente alla loro porta, mentre mia madre mi seguiva ripetendo:
“Non fa niente, lascia perdere.”
“La casa la pulisci tu e finora non ho detto nulla, ma la macchina è mia e questo ha rotto il cazzo.”
Continuai a suonare, finché aprì sua figlia.
“Papà non c’è, è uscito.”
Tornai a casa, presi un secchio pieno d’acqua e uno straccio, poi mi piazzai davanti al portone ad aspettarlo. Rimasi lì per circa un’ora.
Quando finalmente rientrò, mi guardò e fece un piccolo cenno con la testa, con quell’espressione soddisfatta di chi vuole farti capire: “Sì, sono stato io e l’ho fatto apposta.”
Mi misi davanti all’ingresso e gli mostrai quello che avevo in mano.
“Visto che con le buone non hai capito e hai rotto il cazzo, questo è il secchio e questo è lo straccio. Adesso pulisci la macchina senza rompere il cazzo, poi puoi salire tranquillo, perché oggi hai davvero esagerato. E ringrazia mia madre se siamo ancora qui a parlare.”
Sua figlia, presente a tutta la scena, rimase completamente muta.
Due giorni dopo regalarono i canarini.
Mia madre non dovette più pulire i semini e io non ebbi più bisogno di aspettare nessuno davanti al portone con secchio e straccio.
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