A un certo punto due vicine si sono avvicinate e mi hanno chiesto:
“Ma tu sai chi è quello? Ogni mattina fa una specie di rito con i cuscini. È maniacale.”
Ho sorriso. Stavo per rispondere: “È un serial killer”, naturalmente continuando la battuta che faccio su di lui da tempo, quando alcuni condomini hanno iniziato a rivolgere domande all’aspirante amministratore.
Si parlava della durata dell’incarico e delle possibilità di interrompere il rapporto professionale. Domande normali: compenso, revoca, dimissioni e continuità della gestione.
Poi Dexter è intervenuto.
“E in caso di sua morte? Che cosa farà per garantire la prosecuzione dell’amministrazione?”
Per qualche secondo nessuno ha detto nulla.
Da morto, esattamente, che cosa avrebbe dovuto fare il nuovo amministratore? Risorgere? Convocare assemblee spiritiche? Continuare a inviare i bilanci sotto forma di amministratore zombie?
La gente ha cercato di interpretare la domanda come una battuta, ma lui l’aveva posta con assoluta serietà.
Mi sono girata verso le due vicine e ho concluso la frase rimasta in sospeso:
“È un serial killer. Adesso è chiaro.”
A quel punto anche loro hanno iniziato a ridere, mentre il resto dell’assemblea cercava di superare il breve momento d’imbarazzo e tornare alla nomina.
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