Mi sono trasferita in questo condominio l’estate scorsa e, almeno all’inizio, pensavo di aver avuto una fortuna sfacciata, quasi tutte persone anziane, vite tranquille, pochi rumori, niente feste fino alle quattro del mattino, niente musica sparata contro i muri, insomma, si stava bene.
Per tutta l’estate mi ero anche meravigliata della vicina del piano di sopra, silenziosissima, praticamente non si sentiva mai, tanto che pensavo di aver trovato la vicina perfetta.
Poi ho scoperto che da giugno a settembre stava nella casa al mare.
Quindi non era silenziosa, semplicemente non c’era.
Infatti torna lei e comincia l’inferno.
Mobili trascinati a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma non parlo della classica sedia spostata per sedersi a tavola o del comodino mosso di venti centimetri per pulire, parlo proprio di qualcosa di grosso e pesante che attraversava intere stanze, alle sei del mattino, durante il pranzo, la sera e qualche volta persino alle due di notte.
I primi giorni pensavo stessero sistemando casa, poi passa una settimana e continuano, ne passano due e continuano ancora, dopo un mese cominci seriamente a chiederti quanti cazzo di mobili possano esserci in settanta metri quadrati e soprattutto perché debbano cambiare posizione ogni tre ore.
Io lavoro da casa, quindi purtroppo non posso neanche scappare, il più delle volte metto le cuffie e cerco di farmene una ragione, ma durante le riunioni diventa difficile, magari stai parlando con qualcuno, cerchi di seguire un discorso e sopra la testa senti questo mobile enorme che parte da una parte della casa e arriva dall’altra.
A un certo punto ero pronta a salire e chiedere se stessero facendo uno sfratto al secondo, poi però mi sono fermata, perché ho un disabile in famiglia e so che a volte dietro situazioni apparentemente assurde possono esserci motivi che da fuori non immagini neanche.
Così, prima di andare a bussare incazzata, mi sono passata una mano sulla coscienza e ho contattato il proprietario, che fa anche da amministratore, gli ho spiegato la situazione e gli ho chiesto se sapesse qualcosa di queste continue cavalcate delle Valchirie sopra la mia testa.
Per fortuna l’ho fatto.
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