Un mese fa, mentre cercavo per l’ennesima volta una casa in vendita per fuggire da qui, mi sono imbattuta in un annuncio che mi ha restituito improvvisamente fiducia nella vita: stavano vendendo la loro.
Abito al primo piano di una quadrifamiliare. Condivido l’ingresso e la rampa che conduce ai garage con i vicini dirimpettai, mentre quelli del piano di sotto hanno un accesso separato. Almeno sulla carta dovrebbe essere una sistemazione piuttosto tranquilla.
Il problema è che i dirimpettai sono in millemila. Oltre ai residenti ufficiali, ci sono decine di persone che entrano ed escono continuamente come se quella casa fosse una stazione ferroviaria. Non ho mai capito esattamente quanti ci abitino, quanti siano parenti, quanti amici e quanti semplicemente abbiano deciso di eleggere il nostro ingresso a luogo di ritrovo.
Il portoncino comune, poi, ha una serratura talmente malridotta che può essere aperto anche senza chiave, basta dargli una spallata abbastanza forte. Io continuo ostinatamente a chiuderlo, loro continuano altrettanto ostinatamente a sfondarlo per entrare, perché evidentemente cercare le chiavi nella borsa o nella tasca richiede uno sforzo sovrumano.
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