Abito nel mio appartamento da 13 anni. Tredici anni di pace, di buon vicinato, di aiuto reciproco: il classico condominio che non ci credi finché non lo vivi. Ci vogliamo bene, ci diamo una mano, condividiamo cene, ci teniamo le chiavi quando qualcuno parte. Insomma, una piccola oasi di civiltà urbana.
Poi… sono arrivati loro.
Undici persone in un appartamento di due camere e cucina. Undici. Che già quando l’ho sentito la prima volta mi sono detta: forse ho capito male, saranno cinque, sei…. No, undici. Una comunità autonoma.
Sorvoliamo sulle mille litigate per la porta dell’ascensore lasciata spalancata al quinto piano: io che torno la sera alle dieci, con le borse della spesa, e devo farmela a piedi fino al quarto. Sorvoliamo pure sul caos quotidiano nei pianerottoli.
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