Molti anni fa la mia famiglia aveva un piccolo appartamento in una località di mare del Veneto.
Era il classico posto da vacanze anni ’90: palazzine color pastello, tende a righe, odore di crema solare e zanzare grandi come elicotteri.
L’appartamento faceva parte di un residence formato da quattro palazzine disposte intorno a tre piscine, con tanto di prato, vialetti e area giochi.
In teoria un piccolo paradiso estivo.
In pratica… una mini repubblica con tanto di “comitato” autoproclamato di residenti storici, un manipolo di signorotti che si credevano i custodi del decoro, dell’ordine e — presumibilmente — dell’universo intero.
Li si riconosceva da lontano: camicia sbottonata fino all’ombelico, pancetta fiera e sguardo severo. Passavano le giornate a “sorvegliare” tutto e tutti.
Appena un bambino correva vicino alla piscina:
«Ehi! Vietato correre!»
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