Rispondo.
È il vicino del piano di sotto, tono risentito:
“Senta, fa un casino tremendo.”
Io, sorpresa, ma educata — perché, si sa, la buona educazione va mantenuta anche quando si vorrebbe tirare giù il citofono:
“Ah, mi scusi davvero! Stavo facendo le pulizie, forse ho spostato qualche mobile troppo di colpo. Cercherò di stare più attenta.”
Fine. Lui borbotta qualcosa e se ne va.
Io penso: “Va bene, capita. Magari ha il sonno leggero, magari il suo soffitto è sottile come un tamburo. Pace.”
Il giorno dopo, solita routine: sveglia alle 6 del mattino, colazione al volo, e via al lavoro.
Rientro verso le nove di sera, distrutta, con una sola missione in testa: doccia, cena, divano e silenzio assoluto.
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