Un mozzicone acceso mi è appena caduto addosso, si è fermato nella piega del giubbotto e rimane lì quei quattro o cinque secondi prima di finire a terra.
“Macheccazzo…”
Guardo subito in alto, ma non riesco a capire da quale terrazzo sia arrivato. Non vedo nessuno affacciato, nessun movimento, nemmeno una luce che possa aiutarmi. Controllo il braccio e sul momento mi sembra che non sia successo niente, accompagno comunque l’ispezione con qualche imprecazione, mentre il mio vicino assiste.
A quel punto interviene il signor Fredericksen, che è fuori e ci sta osservando.
“Mi go visto chi xè stà”.
Ha visto chi è stato. Finalmente una volta in cui la sua presenza potrebbe servire a qualcosa, anche se guardo le lenti dei suoi occhiali, spesse come fondi di bottiglia, e qualche dubbio mi viene.
“Go visto tuto, i oci i xe ancora boni”.
Ha visto tutto, gli occhi sono ancora buoni, ci tiene a precisarlo prima di indicarmi il colpevole.
“Xe sta so marìo dea signora Cengio, queo col can gialo e queo picoletto”.
Il marito della signora Cengio, quello con il cane giallo e quello piccolo. Il cane giallo sarebbe un golden retriever, e soprattutto l’uomo che sta descrivendo sarei io.
Il testimone infallibile
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