L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il saluto obbligatorio

Di vicini da incubo ne ho parecchi. A dirla tutta, in tutto il cortile ce n’è soltanto una normale, ma oggi voglio raccontarvi dell’ottantacinquenne che prima pretendeva il saluto quotidiano e adesso scappa in casa pur di non ricambiarlo.

Ci siamo trasferiti qui circa un anno fa. Sono tutte abitazioni con ingresso indipendente che affacciano sullo stesso cortile privato, quindi inevitabilmente ci si incontra spesso e tutti sanno quando qualcuno entra, esce o torna con la spesa.

Nei primi giorni la signora si dimostrò molto disponibile. Suonava continuamente alla nostra porta, ci portava qualcosa da mangiare e cercava ogni occasione per parlare. Era invadente, questo sì, ma all’inizio provai a guardare il lato positivo.

Pensai che volesse semplicemente farci sentire benvenuti. Aveva ottantacinque anni, probabilmente trascorreva molto tempo da sola e l’arrivo di una nuova coppia nel cortile poteva rappresentare per lei una novità. Accettavo ciò che portava, la ringraziavo e cercavo di non infastidirmi quando suonava per l’ennesima volta.

Ecco un altro VDI:   Perdòno

Dopo appena una settimana scoprimmo che, secondo lei, quel rapporto comportava già alcuni obblighi.

Si era offesa perché, quando uscivamo di casa, non andavamo prima a bussare alla sua porta per salutarla.

Non bastava dire buongiorno se la incontravamo nel cortile. Avremmo dovuto avvisarla ogni volta che uscivamo, come due adolescenti tenuti a comunicare alla nonna dove stavano andando.

Fu il primo segnale che tutto quel cibo non era soltanto gentilezza. La signora stava cercando di inserirsi nella nostra vita e considerava ogni attenzione una specie di investimento destinato a produrre qualcosa in cambio.

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