Sono uscita in giardino terrorizzata e ho visto un poliziotto affacciato al cancello.
“Scusi, lei!”
“Mi dica”, ho risposto, già pronta a confessare qualsiasi cosa pur di sapere perché fossero arrivati con le sirene.
Lui mi ha guardata molto seriamente.
“È vero che questa mattina, intorno alle dieci, davanti a questa casa c’erano parcheggiate due automobili?”
Sono rimasta interdetta. Ho pensato e ripensato a quelle due macchine, cercando di capire quale dettaglio criminale mi stesse sfuggendo, poi mi sono ricordata che una era la mia e l’altra apparteneva a un’amica venuta a trovarmi.
“Sì, è vero. Una era mia e una della mia amica.”
Il poliziotto ha annuito.
“Quindi conferma che oggi, all’interno della casa, eravate in due?”
A quel punto ero completamente confusa, ma ho risposto:
“Sì, certo, eravamo in due.”
Lui mi ha osservata ancora per qualche secondo, poi l’espressione gli è cambiata.
“Bene, allora è tutto a posto. Ha soltanto un vicino rompipalle.”
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