Avevo diciannove anni quando lasciai l’Italia e mi trasferii da sola in Corea del Sud per tentare la fortuna. Trovai un lavoro in un’accademia e un piccolo appartamento poco distante, all’interno di un normale condominio di cinque piani.
In Corea le porte di casa si aprono quasi sempre digitando un codice, quindi niente chiavi: ciascun inquilino ha il proprio PIN.
Una notte, intorno alle quattro, fui svegliata dal suono dei tasti della serratura elettronica. Qualcuno stava cercando di inserire un codice sulla mia porta.
Saltai giù dal letto e guardai dallo spioncino. Vidi una signora sulla cinquantina che, dopo diversi tentativi, si allontanava lungo il corridoio. Pensai che avesse semplicemente sbagliato appartamento, ma la stessa scena si ripeté altre volte: arrivava nel cuore della notte e provava a entrare in casa mia digitando il suo PIN.
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