Oggi si conclude la terza settimana consecutiva di lavori di ristrutturazione dei nuovi inquilini sopra di me.
Ogni giorno — e dico ogni singolo giorno, tranne la domenica — dalle 7 o 8 del mattino fino alle 14 in punto, è come vivere dentro un’officina meccanica con le pareti di cartone.
Io, per contro, lavoro da casa. Al computer. Tutti i giorni. E per non farmi mancare niente, lavoro anche dalle 3 alle 6 sere a settimana fino alle 3 di notte, perché evidentemente in una vita tranquilla non ci voglio proprio stare.
Dopo due settimane di risveglio forzato a colpi di trapano Hilti e martellate sincronizzate con la mia fase REM, ho deciso di tentare la via diplomatica.
Salgo su, busso, e chiedo — con voce gentile e sorriso da persona civile — se almeno il venerdì e il sabato possono iniziare i lavori alle 8.30, o al massimo alle 8.
Piccolo gesto di umanità, no?
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