L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

il luogotenente dell’amministratore

Anni fa vivevo in una palazzina piuttosto vecchia, con pareti sottili come carta velina e una scala interna che amplificava ogni passo come un tamburo. Al secondo piano, proprio sopra di me, abitava un certo signor V. Un uomo sulla sessantina, sempre in camicia e pantofole lucide, che si atteggiava a guardiano morale del condominio. Non era l’amministratore ufficiale, no, ma si faceva chiamare “il luogotenente”. E in effetti, si comportava come tale.

Aveva un taccuino nero dove, a detta sua, annotava tutto quello che succedeva nel palazzo: chi rientrava tardi, chi faceva lavatrici di domenica, chi stendeva le mutande “in vista”. A noi, io e mio marito, aveva deciso che non andavamo giù. Forse perché avevamo appena comprato casa e fatto qualche piccolo lavoro, o forse perché ridevamo un po’ troppo. Sta di fatto che, da un certo punto in poi, qualsiasi cosa facessimo diventava oggetto di osservazione.

Il suo campo di battaglia preferito era la sera, dopo le undici. A quell’ora, secondo lui, la casa doveva diventare un monastero. Se lavavamo i piatti a quell’ora – anche piano, con acqua tiepida e cautela – tump, colpo di scopa sul soffitto.

Ecco un altro VDI:   I rumori all'ora di pranzo?

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