L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il vicino scoreggione

Anni fa mi trasferii per poco più di un anno all’estero.

Affittai un appartamento all’ultimo piano, in un palazzo servito da ascensore. Classico edificio anni ’70: moquette nei corridoi che aveva visto più vite di un gatto, luci al neon tremolanti e quell’odore indefinibile a metà tra detersivo economico e disperazione condominiale.

Tra i pochi motivi di gioia quotidiana c’era lei. Una giovane condomina, sorriso accennato, sguardi che duravano sempre mezzo secondo più del necessario. Quelle piccole cose che ti fanno pensare: “Ok, qui c’è margine”. Ogni incontro in ascensore diventava una mini scena da film romantico low budget: io che provo a sembrare disinvolto, lei che abbassa lo sguardo, silenzi pieni di possibilità.

Poi arriva il giorno della tragedia.

Prendo una botta assurda alla gamba. Di quelle che ti fanno camminare come se stessi imitando un pinguino ubriaco. Dopo ore a lamentarmi con me stesso, decido comunque di uscire a prendere qualcosa da mangiare, perché la fame, si sa, non ha pietà.

Ecco un altro VDI:   La Porta Segreta (della Cantina)

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