L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Il cecchino

«Ciao, cioè volevo dirti una cosa… quand’è che scrivi qualche altro post sui vicini?»

Osservo il mio vicino sgomento, con un filo di terrore.

Oh cazzo.

Ma stai leggendo i miei post?

A quale post ti riferisci?

Ne ho appena scritto uno sul tuo gatto.

Che figura di merda.

«Scusa… a quale ti riferisci di preciso?» gli chiedo con voce decisamente più titubante del previsto.

«Quello di Irina, la mia vicina che ballava la lap dance, che figa cioè… peccato sia andata via.»

Tiro un sospiro di sollievo.

Il post su Irina, la ballerina di lap dance, l’avevo effettivamente condiviso sul mio profilo Facebook l’estate precedente, probabilmente l’unico racconto pubblico dedicato ai miei vicini.

«Ahhh… sì, Irina… bei tempi quelli, effettivamente è stata la migliore inquilina che abbia abitato lì, hai ragione.»

Riacquisto finalmente un minimo di sicurezza.

«Cioè mi ricordo quando venivano le sue amiche a trovarla il pomeriggio e le incrociavo sulle scale… cioè, da star male…»

Ecco un altro VDI:   Non mi molla

Mentre il mio vicino continua a ricordare con evidente nostalgia i tempi in cui il pianerottolo era frequentato da ragazze che passavano difficilmente inosservate, noto una piccola luce arancione accendersi sul mio braccio.

Un fuoco fatuo?

Un’allucinazione?

No, non ho assunto Ayahuasca, anche se la compagnia del momento potrebbe farmi seriamente cambiare idea.

«Ma che cazz…»

Alzo istintivamente lo sguardo.

Un mozzicone di sigaretta mi aveva appena centrato il braccio, fermandosi nella piega del giubbotto per qualche secondo prima di cadere a terra, fortunatamente senza farmi male.

Mantengo la calma, anche perché sono in compagnia del mio vicino zen, mi limito a esprimere il mio dissenso con qualche imprecazione appena accennata.

Appena.

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