Piccolo aneddoto decontestualizzato (ma tanto chi vive in quartiere lo capisce al volo).
Fa parte di una dinamica troppo grande da spiegare in un solo post, ma fidatevi: è una saga.
Vivo all’estrema periferia di Roma, in un quartiere dove — giuro — mi sento un’aliena perché sono praticamente l’unica persona senza cane.
E sia chiaro: amo gli animali. Ma qui non parliamo di amore, parliamo di idolatria canina e anarchia civile.
Premessa: abbiamo due aree cani belle, grandi, recintate, pulite… deserte.
Nel frattempo, le vie del quartiere sono invase da cani liberi, padroni al telefono, e cacche poetiche disseminate come installazioni d’arte moderna.
Il parco giochi, quello coi bambini, scivoli e altalene, è diventato l’area cani non ufficiale: i piccoli scappano urlando, i cani corrono felici e i genitori vengono zittiti se provano a dire qualcosa.
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