L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

I vicini di me**a e il parcheggio

Premetto una cosa, così, per dare il giusto contesto alla telenovela condominiale: io in questa casa ci sono nata.
Letteralmente.
I miei l’hanno comprata nel 1967, case popolari, mattoni solidi e vicinato all’epoca più un’estensione della famiglia che un agglomerato di sconosciuti. Qui ogni porta conosceva l’altra.

Poi negli anni ’80 arrivano loro, i futuri protagonisti della mia saga personale: i vicini di fronte.
All’inizio? Una meraviglia. Rapporti idilliaci, quasi da spot pubblicitario: “Condividi un sorriso, condividi un cacciavite”.
Mio padre, che aveva la mania di aggiustare tutto, prestava attrezzi, salite e discese dalla scala, dritte su come fare i lavori, riparazioni improvvisate degne di McGyver. Loro ringraziavano, sorridevano, ricambiavano con caffè e chiacchiere da cortile.

Poi… poi qualcosa si è incriccato.
Non so se l’età, la noia, Saturno contro, o semplicemente l’evoluzione naturale del vicino medio, che dopo anni a fare il santo un giorno decide: “Adesso basta, divento una piaga sociale”.
E così è stato.

Ecco un altro VDI:   Trampolino

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