L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

I veri vicini da incubo – Parte 2

(continua da parte 1)

Questo ragazzino, non contento di avere già fatto abbastanza danni e appoggiato dalla sua “gang”, ha poi cominciato a sfottermi OGNI GIORNO che io uscivo da casa per andare a lavorare e ogni sera che rientravo.
Si appostava con i suoi amici, mi insultava e poi scappava senza lasciare neanche il diritto di replica.

In particolare modo mi offendeva per il mio stato fisico che, guarda a caso, è anche un tasto piuttosto dolente visto che soffro di un disturbo alimentare piuttosto grave seguito da autolesionismo, che mi ha portato per anni a non uscire di casa e da cui, con sforzi e sacrifici immani, cerco di combattere ogni momento che sono su questa terra.
Certo, non poteva saperlo, ma questo non lo autorizzava comunque a dirmi che sono una balena, un boiler o un cesso.

Ho ignorato ogni provocazione, ma pagando poi uno scotto piuttosto caro.
Ho passato così un’estate infernale, nel terrore di uscire e rientrare in casa.
Ho avuto una ricaduta ed ero al limite dell’esaurimento nervoso, perché mi colpevolizzavo di permettere a “così poco” di abbattermi.

Avevo il terrore di lasciare la casa incustodita per paura che mi entrassero dentro con il solo scopo di farmi un dispetto.
La paranoia è scattata quando mi hanno staccato la luce diverse volte e so che è stato questo ragazzino perché l’ho colto sul fatto un pomeriggio che sono rientrata inaspettatamene prima, con la conseguenza di kg di carne e pesce buttati e il pavimento allagato tre giorni si e uno no.

A quel punto ho ricontattato l’amministratore che in tutto ciò può fare relativamente o forse se ne lava le mani.
Mi sono rivolta alle forze dell’ordine facendo mettere per iscritto una segnalazione ma per una denuncia mi hanno chiesto di portare prove su prove e che in presenza di un minorenne la questione si fa più delicata.
Ho parlato con il mio avvocato, ma sono in affitto e quindi mi sono domandata se ne valesse la pena.
All’ultima riunione di condominio ho fatto presente quanto successo, avevo anche qualche video.

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Per una volta anche altri condomini si sono lamentati ma i genitori hanno avuto la presunzione di negare per l’ennesima volta l’evidenza e hanno risposto che “i loro figli sono grandi e queste cose non le fanno” e che se avevo dei problemi potevo andare a dirglielo.
Certo, per poi sentire di nuovo minacce ed essere presa a male parole.

In questo momento sono arrabbiata, provata, delusa e faccio la vittima perché io SONO una vittima.
Mi sento umiliata perché ho 32 anni, non mi considero proprio una stupida, ho un lavoro in cui mi sento apprezzata, ho fatto tanti sacrifici per ottenere la mia indipendenza, ho dovuto combattere tante ingiustizie e poi….non ho saputo rispondere per le rime a un adolescente, a un bulletto 14enne a cui ho permesso di ferirmi con la stessa facilità con cui si taglia a pezzi un panetto di burro.

E pensare che in tutti gli anni di scuola non ho mai subito niente di tutto ciò, doveva capitarmi da adulta.
Ormai vivo con l’ansia che per un giorno di quiete ce ne saranno sei in cui accadrà qualcosa di brutto e odio la mia casa, la odio con tutta me stessa e questo si ripercuote su ogni aspetto della mia vita.

Se sento un qualsiasi bambino giocare a palla ho la tachicardia, ho sviluppato come una sorta di stress post traumatico.
Essendo l’unica che ha avuto il coraggio di affrontare queste persone, quelli che “hanno paura”, gli omertosi, vengono quasi sempre da me a lamentarsi di questa o di quella problematica che questi vicini creano chiedendomi di chiamare IO l’amministratore perché loro non se la sentono!
Ovviamente mi sono rifiutata.

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Dov’erano loro quando era il momento di parlare?
Hanno mai preso le mie difese?
Soprattutto la mia dirimpettaia anziana ma capace di intendere e volere, è insistente su questo aspetto e anche parecchio invadente.
Da quando vivo qui mi spia dallo spioncino dalla porta quando esco e quando rientro, come se fossi una scema e non sentissi il rumore dello spioncino.

Me la trovo costantemente tra i piedi, tutti i giorni, a ogni ora e non credo siano semplici coincidenze.
Anche lei, un’altra che non si risparmia di dare un giudizio sul mio girovita piuttosto che al mio sedere, dandomi pizzicotti o schiaffetti anche se io non le ho mai permesso una tale confidenza.
Se l’è presa e basta, perché sono buona, non rispondo a male parole, non intimorisco e quindi subisco in silenzio.

Si lamenta tutti i giorni con me e pretende che agisca io al suo posto salvo poi portare torte, mangiare e regali a questa famiglia.
Le ho tolto il saluto.
Mi sento perseguitata anche da lei, tutti i giorni.

L’unica soluzione è andarmene e farlo prima possibile.
Andarmene lontano, in un altro quartiere, in un altro luogo.
Sono consapevole di avere delle fragilità importanti e delle problematiche personali da risolvere e di questo semmai me ne posso occupare solamente io.
Ma quello che è successo sono solo cattiverie gratuite che hanno amplificato il dolore di ferite ancora aperte e che hanno destabilizzato la mia serenità.

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In tutto ciò non mi sento tutelata, mi sento sola a combattere contro dei mulini a vento e sono esasperata da tutto e da troppo.
Sì, me ne potrei fregare altamente ma non a tutti risulta così semplice e immediato.
Non sempre è possibile fregarsene.
Mio marito è il mio unico abbraccio sicuro, il mio sorriso.
Mi sostiene, mi ascolta pazientemente e asciuga le mie lacrime ma è vittima altrettanto di questo contesto.

Mi ha sempre difesa, sia chiaro, non è rimasto passivamente a guardare e ha tentato più volte anche lui un dialogo ma con gli stessi miei risultati.
Il suo istinto di protezione lo porterebbe a farsi giustizia da solo, ma non è un violento e non crediamo in questo tipo di approccio per la risoluzione dei problemi.
Quello che vorrei veramente sarebbero solo delle semplici scuse.
Ammettere lo sbaglio.
Mi basterebbe questo.

Vorrei solo potessero capire il dolore che hanno provocato, il disagio che ho dovuto subire, il peso che ha avuto ogni singola parola, ogni singola offesa.
Sono convinta che per loro sarebbe solo un motivo di vanagloria avermi fatto penare.
Forse era esattamente quello che volevano ottenere.

Quando me ne andrò la loro convinzione sarà di avere “vinto”, come se fosse stato tutto uno stupido gioco in cui a pagarne le conseguenze sono sempre e solo le brave persone, quelle che (cit. Pierpaolo Mandetta ) si genuflettono alle imposizioni, quelle che possono solo alzare le spalle e aspettare che tutto finisca.
Quei sopravvissuti a un’era in cui l’educazione era la più alta delle nostre leggi.

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