Continuava a ripeterlo mentre noi tre guardavamo prima lei e poi le nostre calzature, cercando di capire se per caso avessimo indossato dei tacchi invisibili.
Alla fine l’ascensore arrivò, io e mia sorella entrammo e la lasciammo sul pianerottolo a discutere con nostra madre di un rumore prodotto da scarpe che non esistevano.
Quello fu soltanto uno dei tanti episodi con quella coppia di vicini da incubo. Con il tempo le lamentele e le discussioni divennero talmente frequenti che i miei genitori decisero di andarsene dal palazzo.
Le scarpe da ginnastica vennero con noi.
I tacchi delle sette del mattino, invece, probabilmente sono ancora lì. Invisibili.
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