L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

I segni con il chiodo

Casa al mare, la nostra da più di vent’anni. Un angolo di pace costruito mattone dopo mattone, infilato tra pini marittimi, cicale e il profumo di salsedine che entra dalle finestre anche quando sono chiuse. Per due decenni è stata il nostro rifugio estivo, un posto dove parcheggiare l’auto sempre nello stesso punto, come se ci aspettasse. Nessun problema, nessuna discussione, nessun vicino molesto: la serenità fatta luogo.

Poi, anni dopo, arriva lui: il nuovo vicino. Una di quelle persone che, appena le incroci, senti la vocina interiore dire: “Eccoci, era troppo bello per durare.” Comprò la casa accanto e per un po’ sembrò tutto tranquillo. Sembrava uno normale, quasi educato. Ma, come si suol dire, la calma era solo la copertina del libro: il contenuto era un altro genere letterario.

Un giorno, dal nulla, si sveglia con l’illuminazione divina. Decide che i parcheggi — gli stessi parcheggi usati per decenni da tutti senza il minimo fastidio — non gli vanno più bene. Nessuno sa perché. Forse un sogno disturbato, forse un’allergia alla simmetria, forse l’abitudine malsana di creare problemi dove non ce ne sono.

Ecco un altro VDI:   Abita al primo piano, in fondo al corridoio.

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