Il mio VDM, oltre a essere un appassionato di bricolage creativo e combustioni rituali, possiede anche dei gatti. Gatti molto liberi. Gatti molto convinti. Gatti che hanno eletto il mio terrazzo a dependance personale.
I nostri terrazzi sono adiacenti e per loro il confine è un concetto puramente filosofico: lo scavalcano con la grazia di un ninja e si installano comodamente nei vasi dei miei oleandri. Non per riposarsi, no. Per compiere il loro dovere civico.
Risultato: oleandri devastati, terra buttata ovunque come dopo una rissa da saloon, e bisognini accuratamente sepolti e poi riesumati, giusto per lasciare una firma artistica.
Il mio terrazzo sembra regolarmente il set di CSI: Orto Domestico.
Il suo, invece, è immacolato. Neanche una zolla fuori posto. Un piccolo Eden felino… a spese mie.
Quando mi sono appena trasferita e gli ho fatto notare, con educazione e spirito collaborativo, che io ho un cane e che magari sarebbe stato il caso di prestare attenzione ai suoi gatti, sempre parcheggiati da me (o meglio: nei miei vasi), lui mi ha risposto con una perla di saggezza immortale:
“Eh, lascia anche il tuo cane sul terrazzo, tanto si sistemano loro.”
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