Dopo anni passati in condominio a collezionare esperienze da incubo con una successione di vicini di m**** (vi giuro, potrei scrivere un libro e avrei già materiale per una trilogia), a dicembre io e mio marito siamo riusciti – tra mille difficoltà – a trasferirci in affitto in una villetta a schiera.
I vicini? I proprietari stessi.
“Bene, sembrano brave persone”, ci siamo detti pieni di speranza, immaginandoci finalmente la pace dei sensi.
Illusi.
Uno dei primi giorni, verso le 18, abbiamo messo 3 tasselli – dico tre – nella cabina armadio. Dopo dieci minuti mi ritrovo il telefono con una raffica di chiamate perse e messaggi della signora, disperata, che ci intimava di smettere subito perché il figlio stava facendo una lezione di chitarra online.
Ci siamo pure scusati, mortificati, come se avessimo abbattuto una parete portante a colpi di martello pneumatico.
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