Ho una malattia neurodegenerativa. È una di quelle parole che pesano, anche solo a pronunciarle, e che cambiano il modo in cui vivi ogni gesto quotidiano. Da settembre, a causa di una ricaduta, le mie gambe si sono indebolite molto: camminare è diventato difficile, instabile, imprevedibile. Ci sono giorni in cui riesco a muovermi un po’ meglio e altri in cui ogni passo richiede attenzione, concentrazione, paura di cadere.
Le pulizie di casa, che per molti sono una scocciatura banale, per me sono diventate una questione di sicurezza. Per questo, fino a poco tempo fa, ho usato l’aspirapolvere: uno di quelli senza rotelle, poco rumoroso, leggero, che mi permetteva di tenermi in equilibrio senza piegarmi troppo. Usare la scopa, per me, è sempre stato rischioso: perdere l’equilibrio è un attimo, e cadere non è un’opzione. Cadere significa farsi male sul serio.
Da settembre però anche l’aspirapolvere è diventato complicato da usare. Le forze sono diminuite, la stanchezza arriva subito, e ogni movimento ripetuto diventa una fatica enorme. Così ho fatto l’unica cosa sensata che potessi fare: ho acquistato il classico robottino che pulisce da solo. Non per capriccio, non per moda, ma perché per i miei sintomi è una manna dal cielo. Mi permette di avere una casa pulita senza rischiare di farmi male. Questo è il contesto. Questo è il punto di partenza.
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