Dopo anni passati in condominio avevamo deciso di andarcene soprattutto per nostro figlio piccolo, perché vivere al sesto piano stava diventando un’ansia continua e ci eravamo convinti che trasferirsi fuori dal centro abitato ci avrebbe regalato finalmente pace, silenzio e vicini normali.
Ingenui.
Troviamo questa villetta in campagna, dentro una piccola lottizzazione a pochi chilometri dal paese, circondata dal verde, silenziosa, praticamente il posto perfetto dove immaginavamo di lasciarci alle spalle anni di nervoso condominiale.
Peccato che insieme alla casa fosse incluso anche lui.
Il vicino.
Quello che per arrivare alla sua villetta deve passare attraverso una servitù sul nostro terreno che gli abbiamo lasciato gratuitamente senza fare problemi, pensando di fare una cosa civile tra persone adulte.
Lui però evidentemente l’ha interpretata come l’annessione ufficiale di parte della nostra proprietà al suo regno personale, perché da quel momento ha iniziato a comportarsi come se tutto gli fosse dovuto, infilando piccoli dispetti continui, cose inutili ma fatte con quella precisione chirurgica tipica di chi vive per creare fastidio.
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