Avere le pareti insonorizzate.
Quelle vere, quelle spesse un metro, che neanche le urla di King Kong riuscirebbero a trapassare. In un mondo ideale, nessuno dovrebbe sapere che al piano di sopra stanno guardando il gran premio o che al piano di sotto stanno tentando di imparare il sax.
Comunicare civilmente con i vicini.
Una chimera. Non bigliettini minatori infilati sotto la porta, non chat condominiali che sembrano ring di boxe virtuali. Solo dialogo normale, pacato, senza bisogno di avvocati o megafoni.
Dalle 22 alle 9: il silenzio sacro.
Un’era di pace notturna. Non il vicino che trascina le sedie come se stesse allenando una squadra di curling, non la nonna insonne che guarda telenovelas col volume a 120 decibel, non la coppia che litiga a mezzanotte lanciandosi piatti. Solo quiete, sospiri e, al massimo, il rumore rassicurante della pioggia.
Non dover spiegare che della TV altrui non ci importa nulla.
Davvero, nessuno ha chiesto di partecipare al telequiz, di sapere chi ha ucciso l’ispettore della fiction o di ascoltare il telegiornale in stereo dolby surround.
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