L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Grazie, vicini infami

Siamo una coppia giovane.
Di quelle che, nonostante tutto, credono ancora che i sogni — con abbastanza sacrificio — prima o poi trovino un modo di avverarsi.
Ventotto e trentatré anni. Una valanga di progetti, un futuro immaginato con cura, mattone dopo mattone. Comprare casa, per noi, non era solo un passo pratico: era un rito di passaggio. L’ingresso ufficiale nell’età adulta. Niente più affitti, niente più traslochi, niente più vite provvisorie. Solo noi, il nostro spazio, la nostra vita.

La prima casa non si scorda mai.
La troviamo quasi per caso, come succede con le cose che sembrano destinate. Appena entriamo, lo sentiamo: è lei. Non è perfetta, anzi. È vecchia, un po’ storta, con i segni del tempo ovunque. Ma è vera. E noi ce ne innamoriamo perdutamente.

Da lì parte l’odissea.

Trattative infinite.
Promesse che evaporano.
Mezze verità, bugie intere.

I venditori si rivelano infami, nel senso più stanco e quotidiano del termine. Ogni passaggio è una lotta. Ogni firma una concessione. Stringiamo i denti, uno accanto all’altra. Ci diciamo che ne varrà la pena. Sempre. Dopo sei mesi di ritardi, fegato consumato e dignità messa alla prova, arriviamo finalmente al rogito.

Ecco un altro VDI:   Il vicino infame sono io

Lascia una risposta