Alcuni condomini hanno parlato con i figli. Lo hanno fatto con calma, spiegando che il riposo era diventato difficile e chiedendo se ci fosse qualcosa da fare.
I figli hanno risposto che la situazione è questa e che non sanno come cambiarla. È stata presa in considerazione anche una struttura, ma loro vogliono continuare a tenerla a casa e starle vicino.
Capisco il loro desiderio. Capisco anche chi, dopo tante notti interrotte, comincia a non farcela più.
È questo che rende tutto così difficile: non basta ricordare gli orari condominiali, non c’è una festa da interrompere o un mobile da spostare durante il giorno.
C’è una persona molto anziana che sta male e, intorno, altre persone che hanno bisogno di dormire.
Nel palazzo circolano pareri e racconti sulle sue condizioni, ma da vicini non possiamo sapere davvero cosa senta, quanto comprenda o perché si lamenti.
L’unica cosa che tutti conoscono bene è il suono. Quando comincia, nessuno sa quanto durerà.
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