Per anni il mio vicino ha trasformato il condominio in una specie di radio privata dedicata esclusivamente a Laura Pausini, con concerti quotidiani che iniziavano puntualmente alle tre del pomeriggio e finivano verso le sei e mezza di sera, mentre la domenica partiva addirittura alle dieci del mattino, perché evidentemente il giorno del Signore andava celebrato con vibrazioni sismiche e drammi sentimentali sparati attraverso i muri.
E quando dico volume alto non intendo il classico vicino fastidioso che ascolta musica un po’ troppo forte.
No.
Qua vibrava tutto.
I vetri.
I mobili.
Il pavimento.
Sono abbastanza convinto che avesse collegato lo stereo a qualche amplificatore recuperato da una discoteca fallita, perché certe volte sembrava di avere Laura Pausini direttamente seduta nel soggiorno a urlarmi contro le sue sofferenze amorose.
Il bello è che nel condominio sembrava non fregasse assolutamente niente a nessuno.
Tu magari dovevi studiare, concentrarti o semplicemente esistere senza avere il cervello perforato da venti decibel di malinconia romagnola, ma evidentemente il diritto alla quiete era considerato meno importante della necessità spirituale di ascoltare Strani Amori a volume da stadio.
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