Ieri mattina il genio dell’autolavaggio e il suo papi erano già in pista alle sei: riesci a immaginare la scena? Il sole non si è ancora svegliato, la strada è ancora mezzo addormentata e loro due già carichi come se fosse il gran finale di Sanremo. Dietro di loro, come in una processione grottesca, i fedelissimi dell’autolavaggio — gente così convinta del proprio ruolo civico da venire a lavare l’auto sotto il temporale alle quattro del mattino — erano in fila, imperturbabili e ignari del ridicolo. È lì che comincia il teatrino: lui si avvicina con l’aria offesa e scandisce a voce alta che spegne il lavaggio «solo per far piacere a noi». Come se la città intera dovesse fargli i complimenti per la sua generosità.
Poi, per alzare la posta, si lancia nel capolavoro di autoassoluzione — si sente “offeso a morte” perché lo evitiamo e perché gli abbiamo tolto il saluto. Lo dico piano: da quando lo conosciamo (e sono anni che ce lo portano come “carattere del quartiere”), questo signore si comporta come se fosse il padrone indiscusso della via. Dal 2013 a oggi, una collezione di scuse, rumori e piccoli prepotenti gesti che sempre ricadono su tutti noi, gli altri residenti, che vorremmo solo poter dormire o fare una passeggiata in santa pace.
Chiara
Ma perché non li chiami tu i carabinieri?