Ogni tanto, però, al rientro trovava qualcosa di strano.
Una tazzina sporca. Il water senza aver tirato l’acqua. Un utensile fuori posto, una rivista lasciata dove non ricordava di averla messa.
Piccole cose, abbastanza distanti nel tempo da non farle collegare subito tra loro.
Pensava alla fretta con cui usciva di casa: magari quel caffè l’aveva bevuto lei, magari aveva preso qualcosa prima di andare al lavoro e se n’era dimenticata.
Del resto, sapere che la vicina era entrata per il gatto non significava immaginarsela intenta a usare il resto dell’appartamento.
Poi, ieri, è tornata e ha trovato la macchinetta del caffè rotta.
A quel punto le ha chiesto se sapesse qualcosa. La vicina, con assoluta tranquillità, le ha spiegato che quando entrava per dare da mangiare al gatto ogni tanto si preparava anche un caffè.
Come se fosse un passaggio previsto dall’accordo: riempire la ciotola, controllare il gatto, scegliere la tazzina.
Mia cognata le aveva affidato le chiavi. Non ricordava di averle offerto anche il servizio bar.
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