L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Che dite, gli rispondo con gli Entombed?

Ogni benedettissimo weekend il tizio che abita praticamente dall’altro lato del condominio attacca la sua musica da cuore infranto anni ’60 ad un volume tale che lo sento io, con tutto chiuso e la mia musica accesa.

Non è un sottofondo.
È una presenza. Una cosa fisica, quasi. Le pareti vibrano piano, come se il palazzo stesse sospirando insieme a lui.

Lo si sente — forte — persino nel parcheggio a settanta metri da qui. Una volta sono sceso per prendere qualcosa in macchina e lì, in mezzo alle auto parcheggiate, tra il cemento caldo e le cicche schiacciate, c’era questa voce lontana che cantava di amori finiti. Sembrava la colonna sonora di un film triste girato male.

Prima lo faceva anche durante la settimana. Poi il suo vicino — grosso come un Iveco a sei assi, di quelli che non parlano ma quando parlano finisce la conversazione — è riuscito a farlo smettere. Pare con la scusa delle bambine in DAD che non riuscivano a seguire le lezioni.

Ecco un altro VDI:   Due lati opposti

Magicamente, dal lunedì al venerdì: silenzio.
Sabato e domenica: concerto.

L’amministratore? Se ne lava le mani con una calma quasi zen.
“Non posso farci nulla. Chiami i carabinieri.”

Tradotto: arrangiati.

Io, lo ammetto, per un po’ ho accarezzato l’idea della vendetta sonora.
Accendere tutto e sparargli contro qualcosa di bello pesante, tipo Impaled Nazarene o Entombed.
Almeno, pensavo, se dobbiamo soffrire, soffriamo con criterio.

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