I miei sono morti alcuni anni fa. La loro casa è rimasta vuota.
Non è una frase che si dice mai con leggerezza. Dentro ci stanno anni, abitudini, voci, oggetti che continuano a essere esattamente dove li avevano lasciati. All’inizio entrarci faceva uno strano effetto: silenzio pieno, non vuoto. Come se la casa stesse solo aspettando che qualcuno tornasse.
Così, in attesa di decidere cosa farne, abbiamo cercato di tenerla viva.
Pulizie regolari, finestre aperte ogni tanto per far girare l’aria, una visita ogni settimana o giù di lì. Piccoli gesti, quasi rituali. Non per noi soltanto, ma per la casa stessa. Per non farla “spegnere”.
Ora è in vendita.
E nel frattempo abbiamo preso l’abitudine di lasciare una finestra aperta a vasistas, in cucina. Solo una. Un filo d’aria, giusto per evitare quell’odore chiuso che si deposita nei posti non abitati.
Tutto normale.
O almeno, così pensavamo.
Qualche giorno fa arriva una comunicazione dell’amministratore.
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