Rientro in condominio dopo 40 anni di vita in villa isolata.
Quaranta.
Una vita intera passata senza sentire passi altrui, senza vicini, senza gente che tossisce dall’altra parte del muro, senza rumori di tubature condivise.
Zero rumori.
Silenzio siderale.
Se uno starnutiva in casa, l’eco tornava dopo cinque secondi.
Poi la necessità — soprattutto per mia madre, che non guida più — mi riporta nel magico, stregato e folkloristico mondo del condominio.
La giungla urbana.
La savana cementificata.
Il ritorno alla civiltà (o almeno così speravo).
Il 13 novembre trasloco.
Giornata epica.
Condizioni estreme manco fossi Bear Grylls in spedizione artica:
niente cucina,
niente armadi,
un frigorifero che sembra salvato da un naufragio,
un microonde che fa il suo meglio,
e la fedele macchina a cialde, la mia unica vera compagna di vita in quei giorni.
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