“Buonanotte, drogati!”
Il tizio dell’isolato si è affacciato e ha salutato così il vicinato. Era già la seconda volta che lo sentivo urlare dalla finestra. Ho rivolto una preghiera al cielo: fammi trovare una casa lontana da ogni forma di vita. Non chiedo il panorama. Basta la distanza.
Pensavo che, con quel delicato augurio, avesse concluso.
Invece era soltanto l’apertura.
“Auguri, drogati!”
“Buon anno, vicini drogati!”
A quel punto avrei quasi voluto esserlo, giusto per avere una possibilità in più di sopportare la serata.
Tra un saluto e l’altro inseriva frammenti di canzoni di Gigi D’Alessio. Non una canzone intera: pezzi sparsi, intervallati dalle comunicazioni alla popolazione.
Io ero a casa mia e continuavo a chiedermi quando avrebbe considerato sufficientemente celebrato l’arrivo dell’anno nuovo.
Auguri, drogati
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