L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

La mensola storta

Era un sabato di fine primavera, più o meno le due del pomeriggio. I miei figli erano entrambi molto piccoli e, dopo una mattinata passata a gestirli, finalmente dormivano.

Mi sedetti sul divano, allungai le gambe sul pouf e commisi l’errore di pensare: “Sai che c’è? Mi riposo dieci minuti anch’io”.

Mi addormentai in circa quattro secondi, precipitando in uno di quei sonni profondi dai quali ti risvegli incapace di pronunciare una frase senza l’assistenza di un logopedista.

Poi partì il rumore.

Trrrrrrrrrrrrrrrrr.

Aprii gli occhi senza capire dove fossi.

Trrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.

I muri vibravano, il pavimento tremava e io cercavo inutilmente di formulare una domanda comprensibile. Il primo pensiero andò a Vicinolage, una creatura mitologica che abitava nel palazzo: metà vicino di casa, metà uomo dedito al bricolage.

Era quasi sempre lui a trapanare, anche se in genere rispettava gli orari condominiali. Inoltre, dopo anni di attività, avrebbe dovuto aver esaurito ogni centimetro disponibile. Nei suoi muri non poteva matematicamente esserci ancora spazio per altri buchi, tasselli o viti. Per continuare avrebbe dovuto abbattere una parete e costruirne una nuova da perforare.

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Cosa che, in effetti, avrebbe fatto qualche anno dopo.

Il rumore ricominciò, ancora più forte. Sentivo vibrare persino i piedi appoggiati sul pouf e, per qualche secondo, valutai di sdraiarmi sul pavimento per verificare se potesse funzionare come una poltrona massaggiante. Poi pensai ai bambini.

Se si fossero svegliati, tutta la pianificazione del sabato sarebbe saltata. Avevamo ospiti a cena e due bambini stanchi avrebbero trasformato la serata in un disastro.

Mentre recuperavo lentamente l’uso della parola, arrivarono tre messaggi.

I primi due erano del mio ex vicino del piano di sopra: “Ma chi cazzo è che sta demolendo il palazzo?” e subito dopo: “Siete voi?”

Il terzo era di Vicinolage.

“Questa volta non sono io, giuro.”

Fu quello a preoccuparmi davvero. Se perfino lui sentiva il bisogno di dichiararsi estraneo ai fatti, significava che nel palazzo era comparso qualcuno con un’attrezzatura superiore.

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