La mia adorabile (virgolette obbligatorie) vicina ha deciso di liberarsi del mini parco giochi della nipotina.
Parliamo di quei set di plastica: scivolo, altalena, casetta con la porticina bassa e il tetto finto.
Un arcobaleno di colori in formato discarica.
Fin qui, tutto normale — la gente ogni tanto butta via roba ingombrante.
Peccato che la mia vicina viva in un universo parallelo dove il calendario dei rifiuti funziona “a sentimento”.
Infatti, sceglie di mettere fuori dal cancello tutto il parco giochi il lunedì mattina, giorno dell’umido.
L’umido.
Non il sabato, giorno della plastica.
Lunedì.
Risultato: ogni volta che passa un’auto, un pezzo del set cade in mezzo alla strada.
Un giorno è lo scivolo, un altro la porticina, poi il tetto.
Un puzzle urbano, insomma.
E noi vicini, ormai, siamo diventati volontari della Protezione Civile del gioco d’infanzia:
ogni volta che un pezzo finisce sull’asfalto, lo rimettiamo a posto come in una processione di rassegnati.
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