L'erba del vicino non è sempre più verde

Storie dal vicinato

Una storia di merda, nel vero senso del termine

In una palazzina di cinque piani ho un magazzino–garage interrato.
Sessanta metri quadri. Cemento, scaffali, qualche mobile recuperato negli anni.
Un posto tranquillo. Funzionale.
Con anche un bagnetto, piccolo ma dignitoso, uno di quelli che non dà fastidio a nessuno.

Quel bagno scarica nella colonna delle acque nere che parte dal quinto piano.
Una colonna onesta, verticale, che scende, passa davanti a tutti, arriva sotto il mio garage, fa una curva di novanta gradi e poi va dritta verso il suo destino naturale: la fogna.

Finché qualcuno, da qualche parte lassù, decide che il water non è solo un water.
È un cestino.
Un portale dimensionale.
Un luogo dove tutto può sparire.

Una vdm — mai identificata, mai comparsa, mai pentita — buttava gli assorbenti nel cesso.

Gli assorbenti, com’è noto, non collaborano.
Si sono incastrati proprio lì: nella curva a novanta gradi.
Hanno fatto squadra.
Hanno formato un tappo.

E quando il tappo tiene, la vita trova un altro modo.

Ecco un altro VDI:   "Scusa, sei mejo te"

I liquami, non potendo defluire, hanno iniziato a riempire la colonna di scarico.
Piano.
Silenziosamente.
Piano come una vendetta ben pianificata.

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