Iniziamo da quella di sopra, che per fortuna non c’è quasi mai. Il problema è quel quasi.
Perché quando arriva, non arriva mai da sola.
Si porta dietro la nipote, una bambina di età indefinita. Diciamo sui nove anni, più o meno. Ma la percezione, al piano di sotto, è ben diversa: quella bambina, una volta varcata la soglia, si espande. Si trasforma. Diventa un’entità fisica molto più importante, qualcosa tra un elefante e una piccola ruspa da interni.
Non cammina.
Marcia.
E nel farlo, trascina sedie, sposta mobili, ribalta oggetti come se ogni stanza fosse un campo di addestramento. I pavimenti tremano, i muri trasmettono ogni impatto con una fedeltà impressionante. Non hai bisogno di vedere cosa sta succedendo sopra: lo senti. Sempre.
La new entry sono i pattini a rotelle.
E lì si supera ogni limite conosciuto.
Non è più un rumore: è un’esperienza mistica. Un misto tra un terremoto leggero e una gara clandestina di go-kart nel corridoio. Rotolii improvvisi, frenate secche, traiettorie incomprensibili. Ogni passaggio è accompagnato da quel tipico rrrrrrrr che ti entra nel cervello e non se ne va più.
Credetemi: da bestemmia.
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